CAPITOLO 21: Via Romea
La macchina di Luca procedeva lungo la Via Romea, un’antica strada che serpeggia attraverso la campagna emiliana, il paesaggio esterno si fondeva in una serie di ombre mutevoli sotto il cielo stellato. I campi estesi di fianco alla strada erano solo masse scure, occasionalmente interrotte dalle sagome di alberi solitari che emergevano come sentinelle silenti, dall’altra parte invece il mare Adriatico e la riviera.

La Via Romea, un tempo percorsa da pellegrini e commercianti, ora li guidava silenziosamente. Il bosco della Mesola, loro destinazione, si celava da qualche parte oltre quei campi e quegli alberi, un luogo di mistero e di natura incontaminata. Il viaggio sembrava portarli attraverso un corridoio di tempo e spazio, lontano dal trambusto della città, immersi in un ambiente dove la natura regnava sovrana.
All’interno della macchina, il silenzio era rotto solo dal ronzio del motore e dal fruscio occasionale dei pneumatici sull’asfalto umido. La signora Reggiani, avvolta nell’oscurità interrotta solo dalle luci sporadiche delle auto che incrociavano, si girò verso Luca, come se avesse preso una decisione. “Luca,” iniziò con una voce che tremava leggermente, “vorrei raccontarti di quella sera… di quando Sofia è scappata per la prima volta.”
Luca rallentò leggermente, dando alla signora Reggiani tutta la sua attenzione. La donna prese un respiro profondo, come per raccogliere il coraggio necessario per affrontare il ricordo.
“Era una sera d’estate, calda e soffocante. Sofia era tornata a casa in uno stato pietoso. I suoi jeans erano strappati e sporchi di fango, e aveva le ginocchia sbucciate, con strisce di sangue che le macchiavano la pelle. Aveva tentato una manovra pericolosa in bicicletta, farsi tirare da Alex sul suo motorino… era una bravata stupida e pericolosa” disse, la voce tinta di rimpianto.
“Quando l’ho vista in quello stato, il mio cuore si è fermato per un attimo. La paura e l’ira si sono mescolate in una tempesta dentro di me. Ho perso il controllo, Luca” continuò, le parole increspate di dolore. “Le ho dato uno schiaffo, le ho gridato contro per il rischio che aveva corso. Non pensavo a quanto potesse sentirsi umiliata, spaventata.”
Luca rimase in silenzio, ascoltando attentamente ogni parola.
“Sofia non ha detto nulla. Ha solo raccolto il suo zainetto, gli occhi gonfi di lacrime, e quella notte… è scappata dalla finestra della sua stanza. Non mi sono resa conto di quanto fosse seria la situazione fino a quando non l’ho trovata. La mattina seguente la sua stanza era vuota” la voce della signora Reggiani era ora un sussurro carico di dolore.
“Quando ho chiamato Alex, speravo che potesse aiutarmi a trovarla. Ma lui non sapeva nulla. E quando è venuto a casa nostra, ero così… ero così accecata dalla rabbia e dal dolore che l’ho colpito, facendolo cadere a terra. È stato un gesto orribile, che mi tormenta ancora” concluse, le lacrime che le rigavano il viso riflesse dalle luci intermittenti del cruscotto.
Luca sentì un nodo alla gola. “Signora Reggiani, non possiamo cambiare il passato, ma possiamo fare del nostro meglio ora. Troveremo Sofia.”
La signora Reggiani annuì, fissando il vuoto davanti a lei. “Ho sempre temuto di perderla, ma mai come ora” mormorò.
Il viaggio proseguì nel silenzio, mentre la notte avvolgeva la macchina in un abbraccio freddo.
Ogni chilometro che passava sembrava portarli più vicini a Sofia.
Era una ricerca non solo per Sofia, ma anche per la redenzione di una madre tormentata dai fantasmi delle sue scelte.
Mentre la macchina di Luca tagliava la notte silenziosa, la signora Reggiani continuò il suo racconto, la voce ora più ferma, ma ancora carica di emozioni.
“Quella sera, dopo aver colpito Sofia, mi sono sentita… come se avessi infranto qualcosa di molto prezioso e irrecuperabile. Lei guardava me, gli occhi pieni di dolore e di sorpresa. Non era solo il dolore fisico, ma quello di sentirsi tradita, incompresa” disse, la voce rotta dal rimpianto.
Luca restava in silenzio, le sue mani salde sul volante, gli occhi fissi sulla strada oscura davanti a loro. Sentiva il peso delle parole della signora Reggiani, come se ogni frase aggiungesse un pezzo al puzzle di Sofia.
“Quando Alex è venuto a casa il giorno dopo, ero un guscio vuoto di rabbia e disperazione. Lui era l’unico legame che avevo con Sofia in quel momento, e l’ho… l’ho colpito. Non so se mi perdonerò mai per quello” continuò la signora Reggiani, la voce incrinata dal dolore.
“Ma Alex… come ha reagito ?” chiese Luca, la sua curiosità superando il silenzio.
“Alex era scioccato, ovviamente. Ma anche lui era preoccupato per Sofia. Nonostante il mio comportamento… si è offerto di aiutarmi a calmarmi. Era un ragazzo migliore di quanto gli avessi dato credito. E Sofia… Sofia era sparita nel nulla” rispose la signora Reggiani, le sue mani tremavano leggermente.
Il viaggio proseguì nel silenzio, interrotto solo dal ronzio della macchina. La signora Reggiani guardava fuori dal finestrino, i suoi occhi riflettevano la luna piena che ora illuminava il cielo. “Ho cercato Sofia ovunque, nei giorni successivi. Ho chiamato tutti i suoi amici della scuola, ho perlustrato ogni luogo in cui avrebbe potuto andare. Ma era come se si fosse dissolta nell’aria” disse con un filo di voce.
Luca sentiva un misto di tristezza e determinazione. “Non perderemo la speranza, signora Reggiani. Troveremo Sofia. Questa volta è diverso. Siamo insieme in questo” disse, cercando di infondere un po’ di conforto.
La signora Reggiani lo guardò, un tenue sorriso che le illuminava il volto. “Grazie, Luca. La tua determinazione mi dà speranza. Sofia… Sofia ha sempre avuto un’anima libera, un po’ selvaggia. Ma è anche vulnerabile, in modi che forse non ho mai completamente compreso”
La macchina si avvicinò all’ingresso del bosco della Mesola. La notte sembrava avvolgere tutto intorno a loro, un manto di mistero e di possibilità. Luca parcheggiò la macchina vicino all’ingresso del sentiero che conduceva al rifugio.
“È ora” disse Luca, spegnendo il motore.
La signora Reggiani annuì, scendendo dalla macchina. Insieme, si avviarono lungo il sentiero, ogni passo un’eco dei ricordi che avevano condiviso, ogni respiro un passo verso la speranza di trovare Sofia e di ricucire i frammenti di un passato infranto.
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luca