ISS, la centesima passeggiata spaziale porta nuovi pannelli solari: fino al 30% di energia in più

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La Stazione Spaziale Internazionale non ha bisogno soltanto di astronauti, esperimenti e collegamenti con la Terra. Ha bisogno, prima di tutto, di elettricità. Ogni sistema di supporto vitale, ogni computer e ogni laboratorio orbitale dipendono dai grandi pannelli che trasformano la luce del Sole in energia. Il 29 ottobre 2026 due astronauti hanno completato un intervento importante per il futuro della ISS: durante la centesima passeggiata spaziale statunitense effettuata dalla stazione, hanno installato e dispiegato il settimo pannello solare IROSA.

Anil Menon, della NASA, e Joshua Kutryk, dell’Agenzia spaziale canadese, sono rimasti all’esterno della stazione per sette ore e undici minuti. Il loro lavoro ha aggiunto una nuova superficie fotovoltaica al canale elettrico 2A e preparato alcune operazioni per la successiva passeggiata spaziale, prevista il 5 novembre. Quando anche l’ottavo e ultimo pannello sarà installato, il programma di potenziamento potrà aumentare la potenza disponibile fino al 30%, passando da circa 160 a 215 kilowatt secondo la NASA.

Perché la ISS deve rinnovare i suoi pannelli solari

La Stazione Spaziale Internazionale orbita attorno alla Terra da decenni. I suoi grandi pannelli fotovoltaici originali hanno alimentato migliaia di esperimenti, sistemi di comunicazione e apparecchiature di bordo. Ma come accade per qualsiasi impianto, l’efficienza dei componenti cambia con l’età e con l’esposizione prolungata all’ambiente spaziale. Radiazione, sbalzi termici e cicli continui di illuminazione e ombra mettono alla prova ogni superficie.

Sostituire integralmente le strutture esistenti sarebbe complicato, costoso e richiederebbe numerose attività extraveicolari. La NASA ha scelto una strategia diversa: affiancare ai pannelli originali nuovi moduli più compatti, capaci di produrre energia aggiuntiva. Questi moduli si chiamano International Space Station Roll-Out Solar Arrays, abbreviati IROSA, e sono stati progettati per essere trasportati in forma arrotolata e poi dispiegati nello spazio.

La differenza rispetto ai grandi pannelli tradizionali è soprattutto nel sistema di apertura. Invece di articolarsi attraverso una serie di strutture rigide, il nuovo pannello viene trasportato in una configurazione compatta e si srotola una volta fissato alla stazione. Questo consente di concentrare una superficie fotovoltaica utile in un volume ridotto durante il lancio.

Come funziona un pannello solare che si srotola

Un IROSA assomiglia, per principio, a una grande coperta fotovoltaica sostenuta da elementi strutturali flessibili. Le aste composite che lo accompagnano immagazzinano energia elastica quando il sistema è arrotolato. Una volta liberate, aiutano la superficie ad aprirsi gradualmente. Non è necessario immaginare un grande motore che trascina tutto il pannello: la struttura sfrutta anche l’energia meccanica già accumulata.

Schema concettuale delle fasi di apertura di un pannello solare flessibile avvolgibile
Schema concettuale generato con AI, non in scala: un IROSA si apre da una configurazione compatta.

La soluzione offre vantaggi logistici e operativi. Un pannello più compatto occupa meno spazio nel veicolo cargo che lo porta in orbita e può essere posizionato sulla struttura esistente della ISS. I nuovi moduli non cancellano completamente i vecchi: lavorano insieme a essi, compensando la perdita di rendimento dovuta all’invecchiamento.

Naturalmente, aggiungere pannelli a una stazione già operativa richiede calcoli complessi. Bisogna valutare orientamento rispetto al Sole, ombre, carichi meccanici, collegamenti elettrici e interferenze con altri sistemi. È un intervento di ingegneria integrata, non la semplice installazione di un nuovo accessorio.

La centesima passeggiata spaziale americana

Il 29 ottobre la missione ha segnato un traguardo storico: la centesima passeggiata spaziale statunitense effettuata dalla ISS senza uno Space Shuttle attraccato. È stata anche la 285ª attività extraveicolare complessiva dedicata ad assemblaggio, manutenzione e aggiornamenti della stazione. I numeri raccontano quanto lavoro umano sia necessario per mantenere operativo un laboratorio che orbita a circa quattrocento chilometri dalla superficie terrestre.

Menon e Kutryk sono usciti dal modulo Quest e hanno lavorato sulla struttura portante della stazione. Menon ha utilizzato anche il braccio robotico Canadarm2 per raggiungere l’area di installazione. Gli astronauti hanno fissato e dispiegato il nuovo pannello sul canale elettrico 2A, completando poi alcune attività preparatorie per l’intervento successivo.

Per Menon si è trattato della quarta passeggiata spaziale della carriera; per Kutryk della prima. È un dettaglio che rende evidente la complessità della preparazione: anche un astronauta che affronta la prima attività extraveicolare deve eseguire manovre estremamente precise, in un ambiente dove un errore può avere conseguenze importanti.

Da 160 a 215 kilowatt: cosa significa davvero

La NASA indica che il programma completo degli otto pannelli IROSA aumenterà la potenza disponibile per la ISS fino al 30%, portando la capacità da circa 160 a 215 kilowatt. È importante leggere correttamente il dato: il 30% non è l’aumento prodotto dal solo settimo pannello installato il 29 ottobre, ma l’obiettivo dell’intero sistema di potenziamento.

Per dare un ordine di grandezza, 215 kilowatt sono una potenza istantanea, non una quantità di energia consumata in un giorno. I kilowatt misurano quanta energia può essere fornita in un dato momento; i kilowattora misurano invece l’energia prodotta o utilizzata nel tempo. La distinzione è fondamentale per comprendere il funzionamento di un impianto elettrico, sia sulla Terra sia in orbita.

Inoltre la stazione alterna periodi di illuminazione e ombra durante ogni orbita. I pannelli producono energia quando ricevono luce solare; le batterie contribuiscono ad alimentare i sistemi durante il passaggio nella parte notturna del percorso. Avere più capacità fotovoltaica significa aumentare il margine per strumenti scientifici, apparecchiature di bordo e operazioni critiche.

Non solo esperimenti: l’energia servirà anche alla fine della missione

Illustrazione concettuale del trasferimento di energia dai pannelli solari ai moduli della ISS
Illustrazione concettuale generata con AI: non è uno schema dell’impianto elettrico della stazione.

Un dettaglio meno evidente dell’aggiornamento riguarda la conclusione della vita operativa della stazione. La NASA specifica che la potenza aggiuntiva sosterrà anche operazioni critiche, compreso il futuro rientro controllato della ISS. È una prospettiva importante: gli aggiornamenti effettuati oggi non servono soltanto a far funzionare gli esperimenti di domani, ma anche a gestire in sicurezza le fasi finali della missione.

Una struttura delle dimensioni della Stazione Spaziale Internazionale non può essere lasciata rientrare nell’atmosfera in modo casuale. La pianificazione del suo smaltimento richiede controllo dell’orbita, comunicazioni affidabili e sistemi funzionanti. Il potenziamento elettrico contribuisce a mantenere disponibili risorse fondamentali durante gli anni che precedono quel momento.

L’ultimo pannello è previsto il 5 novembre

Dopo la riuscita dell’intervento del 29 ottobre, resta da installare l’ottavo e ultimo IROSA. La NASA ha programmato una nuova passeggiata spaziale per giovedì 5 novembre 2026, durante la quale gli astronauti lavoreranno sul canale elettrico 3B. La data rappresenta un piano operativo, non un evento già avvenuto: come per tutte le attività spaziali, eventuali esigenze tecniche possono comportare cambiamenti.

Se l’installazione sarà completata come previsto, il programma di aggiornamento della produzione elettrica raggiungerà la configurazione pianificata. Sarà il risultato di anni di progettazione, trasporto dei moduli e lavoro degli equipaggi. Il successo di un singolo intervento è importante, ma il valore dell’operazione si misura nella continuità del servizio e nell’affidabilità del sistema complessivo.

Una tecnologia che guarda oltre la stazione spaziale

I pannelli solari dispiegabili sono interessanti anche per missioni future. Nello spazio ogni chilogrammo e ogni centimetro cubo durante il lancio hanno un costo. Strutture capaci di occupare poco volume e aprirsi autonomamente possono essere utili per satelliti, sonde e infrastrutture orbitali. Non significa che il progetto della ISS possa essere trasferito senza modifiche su qualsiasi veicolo, ma mostra il valore di materiali e meccanismi pensati per funzionare senza gravità.

L’aggiornamento della stazione racconta anche un altro aspetto dell’esplorazione spaziale: l’innovazione non coincide sempre con il lancio di un nuovo razzo o con una missione verso un altro pianeta. A volte consiste nel rendere più efficiente qualcosa che già funziona, prolungandone l’utilità e riducendo i rischi.

Trovo significativo che, dopo tanti anni di presenza umana continua in orbita, una delle operazioni più importanti sia ancora dedicata a catturare meglio la luce del Sole. La tecnologia cambia, i moduli invecchiano, le missioni evolvono, ma il principio rimane lo stesso: per fare scienza nello spazio bisogna prima garantire l’energia necessaria a continuare. Il settimo IROSA è un nuovo tassello di questa lunga storia.

Fonti e approfondimenti

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