Partire per Marte senza aspettare il momento perfetto: è una delle idee più interessanti dietro ESCAPADE, la missione NASA che utilizza due piccole sonde per studiare come il vento solare interagisce con il pianeta rosso. Il 7 novembre 2026 è prevista una manovra decisiva: la prima delle due navicelle passerà vicino alla Terra e accenderà il proprio motore per imboccare la traiettoria verso Marte. La seconda dovrebbe ripetere l’operazione il 9 novembre. La NASA ha presentato i dettagli il 2 novembre.
Il passaggio non è una semplice fionda gravitazionale, ma un powered flyby: un sorvolo ravvicinato che combina la gravità terrestre con una spinta propulsiva. La distinzione è importante perché rende la manovra più complessa e permette di sfruttare in modo diverso l’energia della traiettoria. Al momento della preparazione di questo articolo, l’operazione del 7 novembre non risulta ancora completata: orari e risultati devono quindi essere letti come previsioni, non come conferme di successo.
Perché due sonde dirette a Marte sono tornate verso la Terra
Normalmente le missioni marziane partono quando Terra e Marte si trovano in una configurazione favorevole, una finestra che si ripresenta circa ogni 26 mesi. ESCAPADE è partita invece nel novembre 2025, in un momento in cui la geometria orbitale non consentiva la consueta traiettoria diretta. Le sonde hanno seguito un percorso vicino alla regione del punto lagrangiano L2 del sistema Sole-Terra, a circa un milione di miglia dal nostro pianeta, prima di tornare verso di noi.
Questa fase di attesa nello spazio non è stata necessariamente tempo perso. I veicoli hanno attraversato regioni lontane della coda magnetica terrestre, una parte del campo magnetico allungata dal vento solare, raccogliendo osservazioni che la missione scientifica potrà analizzare. L’obiettivo principale resta Marte, ma il percorso ha permesso di sperimentare una strategia che potrebbe offrire maggiore flessibilità nel calendario di lancio delle future missioni.
Che cosa accade durante il sorvolo del 7 novembre
Secondo la NASA, la prima sonda raggiungerà il punto di massimo avvicinamento alla Terra intorno alle 5:00 del mattino sulla costa orientale degli Stati Uniti, corrispondenti alle 11:00 in Italia. L’accensione del motore è prevista alle 4:51 EST, quindi alle 10:51 italiane, e dovrebbe durare circa nove minuti. La seconda sonda ripeterà la sequenza il 9 novembre, con accensione intorno alle 5:51 EST, cioè alle 11:51 italiane.
Le navicelle passeranno a un’altitudine compresa approssimativamente fra 600 e 1.100 miglia sopra la superficie terrestre. È una distanza superiore a quella di molti satelliti in orbita bassa, ma abbastanza vicina da consentire alla gravità del pianeta di modificare in modo significativo la loro traiettoria. L’accensione avverrà mentre le sonde sorvolano la zona dell’Australia meridionale. La NASA precisa che potrebbero essere visibili da Terra come punti deboli, probabilmente con l’aiuto di un telescopio e da località favorevoli.
L’effetto Oberth, spiegato senza formule
Un razzo può modificare la propria energia orbitale in modo particolarmente efficace quando accende il motore in una regione in cui si muove già molto velocemente. Questo principio è noto come effetto Oberth. L’idea non è che il motore diventi magicamente più potente, ma che la stessa variazione di velocità possa tradursi in un guadagno maggiore di energia orbitale quando avviene nel punto giusto della traiettoria.
ESCAPADE sfrutta la velocità acquisita durante il passaggio vicino alla Terra e aggiunge una spinta calcolata. Secondo le stime pubblicate dalla NASA, l’accensione dovrebbe aumentare la velocità di ciascuna sonda di oltre 1.000 miglia orarie. I valori comunicati passano da circa 6,3 a circa 6,7 miglia al secondo. Sono velocità relative al contesto della manovra: non vanno interpretate come velocità costanti per tutto il successivo viaggio verso Marte.
Perché la missione ne usa due
ESCAPADE significa Escape and Plasma Acceleration and Dynamics Explorers. Il progetto è pensato per studiare come il vento solare, il flusso di particelle cariche provenienti dal Sole, interagisca con l’ambiente marziano. Marte non possiede oggi un campo magnetico globale paragonabile a quello terrestre. La sua atmosfera è molto più sottile rispetto a quella che, secondo le ricostruzioni geologiche, avvolgeva il pianeta miliardi di anni fa.
Due sonde possono osservare regioni differenti quasi contemporaneamente e aiutare a distinguere le variazioni nel tempo da quelle nello spazio. È un vantaggio importante quando si studia un ambiente dinamico, continuamente influenzato dall’attività solare. Le misure dovrebbero contribuire a capire come le particelle e l’energia vengano trasferite nell’alta atmosfera marziana e quale ruolo abbiano avuto questi processi nella perdita di gas nel corso della storia del pianeta.
Una data da segnare: settembre 2027
Se le manovre di novembre andranno come previsto, le due sonde affronteranno circa dieci mesi di crociera interplanetaria. L’arrivo a Marte è previsto rispettivamente per il 7 e il 9 settembre 2027. La NASA sottolinea che serviranno ulteriori correzioni di rotta: la riuscita dell’accensione vicino alla Terra non garantisce automaticamente che la traiettoria finale sia già perfetta.
Il valore tecnologico della missione riguarda anche la possibilità di non legare rigidamente ogni lancio marziano alla finestra più favorevole. Questa flessibilità non significa che i vincoli della meccanica orbitale siano scomparsi. Significa piuttosto che, usando percorsi di attesa e manovre successive, si possono immaginare architetture differenti, con compromessi in termini di tempi, propellente e complessità operativa.
Che cosa resta da verificare
Per una manovra di questo tipo i dettagli contano. I tempi di accensione, la precisione della navigazione e il comportamento del veicolo durante il passaggio devono corrispondere alle previsioni. La NASA ha spiegato che soltanto nei giorni successivi alle accensioni il team potrà valutare con precisione quanto bene le sonde siano dirette verso Marte. È quindi prematuro parlare di un sorvolo riuscito prima che arrivi la conferma ufficiale.
Anche le promesse scientifiche richiedono tempo. ESCAPADE non è ancora arrivata in orbita marziana e non ha dimostrato, con questa manovra, nuove conclusioni sulla perdita dell’atmosfera del pianeta. Il programma sperimentale comincerà a produrre il suo contributo principale dopo l’arrivo e l’avvio delle osservazioni coordinate.
Il senso di una strada meno diretta
Mi piace l’idea che, per raggiungere un altro pianeta, una missione possa scegliere inizialmente di allontanarsi dalla traiettoria più ovvia. Nella navigazione spaziale il percorso più breve non è sempre quello più utile. A volte un’orbita apparentemente tortuosa permette di arrivare al momento giusto con l’energia necessaria.
Il 7 novembre non assisteremo ancora a una nuova scoperta su Marte. Assisteremo, se tutto funzionerà, a un passaggio di ingegneria orbitale che potrebbe rendere più flessibile il modo di organizzare le missioni future. E forse è proprio questa la notizia: prima ancora di studiare un mondo lontano, dobbiamo continuare a inventare modi intelligenti per raggiungerlo.