Il Portafoglio di Allegra e Beatrice – 1,58% Agosto 2026

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Quanto dura la prudenza di un investitore quando ha più di 5.000 euro di liquidità sul conto?

Nel mio caso, meno di un mese.

Eccomi con il nuovo aggiornamento del Portafoglio di Allegra e Beatrice.

A luglio avevo raccontato di aver venduto Ferrari, chiuso l’esposizione in lire turche, incassato il guadagno dell’operazione lampo sul settore petrolifero e accumulato una quantità di liquidità che non avevo mai avuto dall’inizio di questo progetto.

Avevo anche scritto che la liquidità non era denaro fermo, ma libertà di aspettare.

Poi, il 30 luglio, ho acquistato 1.402 azioni BFF Bank.

Il giorno successivo ho aggiunto anche 2.000 euro nominali di BTP con scadenza nel 2037.

In pratica, in quarantotto ore ho investito quasi tutta la libertà che avevo pazientemente accumulato.

La fotografia degli strumenti presenti in portafoglio al 3 agosto 2026 è questa:

  • valore di carico: 17.652,35 euro;
  • valore di mercato: 17.372,95 euro;
  • perdita non realizzata: 279,40 euro;
  • variazione: -1,58%.

Il dato sembra molto migliore rispetto al -7,05% dell’aggiornamento di luglio, ma anche questa volta il confronto va fatto con attenzione.

Il portafoglio è cambiato profondamente. Ho aggiunto nuovo capitale, effettuato operazioni già chiuse e acquistato due strumenti che oggi rappresentano insieme quasi un terzo del valore complessivo.

Quindi quel -1,58% non racconta il rendimento storico completo del progetto.

Racconta semplicemente dove si trovano oggi gli strumenti ancora presenti nel dossier.

Ed è comunque una fotografia decisamente meno dolorosa di quella del mese scorso.

Cosa ho fatto tra luglio e agosto

La prima operazione da completare nel racconto è quella sul VanEck Oil Services UCITS ETF.

Il 10 luglio avevo acquistato 169 quote per un controvalore di circa 4.511 euro. Il 15 luglio le ho rivendute, incassando circa 4.650 euro.

Dai movimenti Fineco risulta anche un’imposta di 40,64 euro. Considerando la differenza tra acquisto, vendita, fiscalità e costi, l’operazione ha lasciato sul conto poco meno di un centinaio di euro netti.

Non è una cifra che cambierà il futuro di Allegra e Beatrice.

Ma è stata un’operazione positiva, conclusa rapidamente e soprattutto senza trasformarsi in qualcosa di diverso rispetto all’idea iniziale.

Avevo acquistato un settore che poteva beneficiare dell’aumento degli investimenti petroliferi provocato dalla crisi dello Stretto di Hormuz. Quando il guadagno è arrivato, ho venduto.

Nei giorni successivi il petrolio è salito ancora e avrei potuto guadagnare di più.

Oggi è nuovamente sceso.

È la conferma che giudicare una vendita sulla base di quello che succede il giorno dopo è uno dei modi migliori per diventare matti davanti a un grafico.

Il 30 luglio ho poi effettuato l’operazione più importante del mese.

Ho acquistato complessivamente 1.402 azioni BFF Bank, suddividendo l’ingresso in quattro ordini. Il prezzo medio di carico risultante è di circa 2,857 euro per azione.

Il giorno successivo ho acquistato anche 2.000 euro nominali del BTP 0,95% con scadenza 1° marzo 2037, pagandolo 73,96.

La liquidità accumulata con le precedenti vendite è quindi rientrata quasi completamente nel mercato.

Ho mantenuto una piccola disponibilità sul conto, ma non sono più nella comoda situazione di luglio, quando oltre 5.100 euro mi permettevano di osservare tutto da lontano.

Adesso sono tornato a guardare i mercati da dentro.

Che è più interessante, ma anche molto meno rilassante.

Com’è composto oggi il portafoglio

La struttura del portafoglio è cambiata nuovamente.

Oggi:

  • Porsche Automobil Holding rappresenta circa il 25%;
  • BFF Bank pesa circa il 24%;
  • le quattro obbligazioni governative valgono complessivamente poco più del 40%;
  • il certificato Protect rappresenta quasi il 7%;
  • AEFFE è scesa sotto il 4%.

Due sole azioni, BFF Bank e Porsche SE, rappresentano quindi quasi la metà dell’intero portafoglio.

È una concentrazione importante.

Allo stesso tempo, circa un terzo del capitale è investito in obbligazioni con scadenze comprese tra il 2071 e il 2120.

Il portafoglio è quindi diviso tra due grandi scommesse.

La prima è che BFF e Porsche riescano a recuperare una parte del valore perso negli ultimi anni.

La seconda è che, nel lungo periodo, inflazione e tassi europei tornino a scendere, facendo salire le obbligazioni a lunghissima scadenza.

AEFFE, invece, ormai non è più una normale scommessa sul settore della moda.

È diventata una scommessa su ciò che rimarrà agli azionisti al termine di una ristrutturazione aziendale estremamente complessa.

AEFFE: forse si salveranno i marchi, ma non è ancora chiaro cosa si salverà per gli azionisti

Parto ancora una volta da AEFFE.

Ho 4.177 azioni, con un prezzo medio di carico di 0,2647 euro.

Il titolo vale oggi circa 0,161 euro, per un controvalore complessivo di 672,50 euro.

La perdita è di 433,15 euro, pari al -39,18%.

Il prezzo è praticamente lo stesso dell’aggiornamento precedente.

Dentro la società, però, nelle ultime giornate è successo parecchio.

Il 30 luglio Oxy Capital Italia, a capo di un gruppo di investitori industriali e finanziari, ha presentato un’offerta vincolante per acquistare sostanzialmente tutti gli asset operativi del gruppo AEFFE.

Il progetto prevede che le attività acquistate vengano successivamente separate in tre società:

  • una dedicata a Moschino;
  • una dedicata ad Alberta Ferretti e allo stabilimento produttivo di San Giovanni in Marignano;
  • una dedicata a Pollini.

Tra gli investitori coinvolti è presente anche un gruppo industriale cinese quotato. È inoltre previsto il possibile intervento del Fondo Salvaguardia Imprese gestito da Invitalia e di illimity Bank come finanziatore del piano.

Vista così, sembra una notizia positiva.

Esiste finalmente un’offerta vincolante.

C’è un soggetto disposto a investire.

Esiste un progetto per dare continuità ai marchi, proteggere almeno una parte della filiera e costruire tre strutture industriali più autonome.

Il problema è che l’interesse dell’azienda, dei dipendenti, dei creditori e degli attuali azionisti non è necessariamente lo stesso.

Nel comunicato ufficiale c’è infatti un passaggio che considero decisivo: una volta completata l’operazione, la AEFFE attualmente quotata dovrebbe rimanere senza debiti, ma anche sostanzialmente senza attività operative.

Questa frase cambia completamente il modo in cui deve essere valutato il titolo.

Oxy non sta semplicemente acquistando azioni AEFFE per rilanciare la società così com’è.

Sta proponendo di acquistare i suoi principali asset, trasferire alcune passività e costruire nuove società operative.

Alla vecchia AEFFE rimarrebbero il denaro incassato dalla vendita, le passività non trasferite, i costi della procedura e ciò che eventualmente resterà dopo la ristrutturazione.

Il valore per gli azionisti dipenderà quindi da elementi che oggi non conosciamo ancora:

  • quanto verrà pagato realmente per gli asset;
  • quali debiti saranno assunti dall’acquirente;
  • quali passività resteranno nella società quotata;
  • quale sarà il costo complessivo della procedura;
  • se rimarrà un patrimonio utilizzabile per ricostruire qualcosa;
  • oppure se AEFFE diventerà semplicemente una scatola societaria quasi vuota.

Salvare Moschino, Alberta Ferretti e Pollini non significa automaticamente salvare il valore delle azioni AEFFE.

È una distinzione meno romantica, ma fondamentale.

I numeri pubblicati il 31 luglio spiegano perché la soluzione debba essere così radicale.

A fine giugno il gruppo aveva un indebitamento finanziario netto di circa 112,4 milioni di euro. Le posizioni scadute verso terzi avevano raggiunto 110,9 milioni, in aumento rispetto ai 101,8 milioni di maggio.

I soli debiti commerciali scaduti erano pari a circa 40,2 milioni. Il gruppo aveva inoltre ricevuto 24 decreti ingiuntivi, per un valore principale complessivo superiore a un milione di euro.

Non siamo davanti a un’azienda con un trimestre difficile. Siamo davanti a una struttura che non riesce più a sostenere normalmente i propri impegni finanziari e commerciali.

Nel frattempo AEFFE ha avviato anche la vendita di un immobile a San Giovanni in Marignano, con un’offerta di partenza di 3,4 milioni di euro. Il rogito dovrebbe essere firmato entro il 7 agosto, con due milioni pagati alla firma e il saldo alla consegna prevista entro il 15 settembre.

Sono risorse utili per tenere in vita la procedura.

Ma 3,4 milioni, davanti a oltre 110 milioni di posizioni scadute, non possono rappresentare la soluzione.

Il prossimo appuntamento giudiziario importante è fissato per il 9 settembre, mentre la presentazione del piano di ristrutturazione omologato è prevista entro la fine dello stesso mese.

La mia posizione personale è quindi abbastanza semplice.

Continuo a sperare che il progetto Oxy permetta di salvare i marchi, il lavoro e una parte importante della filiera italiana.

Ma non aumenterei la posizione perchè la perdita del 39% non rende automaticamente il titolo più conveniente.

Un’azione può costare molto meno di prima ed essere comunque diventata più rischiosa.

Il cuore continua a sperare che vengano salvati i marchi.

La testa, questa volta, vorrebbe sapere chi rimarrà proprietario di cosa.

BFF Bank: il nuovo grande ingresso del portafoglio

BFF Bank è la novità più importante di agosto.

Ho acquistato 1.402 azioni con un prezzo medio di carico di 2,8572 euro.

Il titolo vale oggi circa 2,976 euro, per un controvalore di 4.172,35 euro.

Il guadagno non realizzato è di 166,25 euro, pari al +4,15%.

Per il momento l’ingresso è partito bene.

Ma quattro giorni di Borsa non sono ancora una tesi d’investimento.

BFF è una banca molto particolare, specializzata soprattutto nell’acquisto e nella gestione dei crediti vantati dalle aziende nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

In pratica anticipa denaro a chi aspetta di essere pagato da enti pubblici, ospedali e amministrazioni, occupandosi successivamente della riscossione.

È un’attività che può essere molto redditizia.

Ma è anche un’attività nella quale tempi di pagamento, interessi di mora, classificazione dei crediti e interpretazioni giudiziarie possono produrre differenze enormi nei risultati.

A febbraio il titolo aveva perso quasi metà del proprio valore dopo la revisione degli obiettivi, importanti accantonamenti e l’uscita dell’amministratore delegato Massimiliano Belingheri. L’obiettivo iniziale di utile netto rettificato per il 2026 era stato ridotto da 240 a circa 160 milioni di euro.

Successivamente la situazione si è complicata ancora.

A fine aprile la banca ha rivisto nuovamente la previsione, portando l’utile netto rettificato atteso per il 2026 in un intervallo compreso tra 115 e 140 milioni di euro.

Contemporaneamente, però, il primo trimestre ha mostrato numeri operativi migliori di quanto il crollo della quotazione avrebbe potuto far immaginare.

BFF ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con:

  • utile netto rettificato di 43,2 milioni, in crescita del 24%;
  • utile netto contabile di 49,5 milioni;
  • ricavi netti per 113,2 milioni, in crescita del 19%;
  • CET1 all’11%;
  • liquidità regolamentare ancora elevata.

Dall’altra parte, le attività deteriorate nette risultavano pari a quasi 3 miliardi di euro, circa il 73% del portafoglio crediti. La società precisa però che il 96% di queste esposizioni riguarda pubbliche amministrazioni e che la perdita effettiva attesa sul capitale rimane molto bassa.

È proprio qui che BFF diventa difficile da leggere.

Una banca tradizionale con il 73% del portafoglio classificato come deteriorato sarebbe probabilmente già circondata da giornalisti e ambulanze.

Nel caso di BFF, una parte enorme di quella classificazione deriva dai ritardi delle pubbliche amministrazioni e dalle regole prudenziali, non necessariamente dall’impossibilità di recuperare il capitale.

Questo non significa che il problema sia soltanto contabile.

Tempi di incasso più lunghi significano maggiore capitale assorbito, minore capacità di distribuire dividendi e più incertezza sui risultati futuri.

Inoltre, l’ispezione della Banca d’Italia avviata alla fine del 2025 è ancora in corso e due commissari sono stati nominati per affiancare temporaneamente il consiglio di amministrazione, pur senza sostituirne i poteri.

Perché, allora, ho comprato ?

Il ragionamento, almeno sulla carta, è che il mercato possa avere già incorporato una parte molto consistente delle cattive notizie.

Il titolo è stato distrutto dal profit warning, dal cambio di vertice, dalle rettifiche contabili e dall’incertezza regolamentare.

Ma la banca continua a produrre utili, possiede attività operative interessanti e potrebbe beneficiare di una normalizzazione della situazione, di una cartolarizzazione del portafoglio o di nuove operazioni strategiche.

Questa è la parte positiva.

La parte meno intelligente è aver costruito immediatamente una posizione che oggi vale il 24% del portafoglio.

Il 5 agosto, tra appena due giorni, uno alla pubblicazione dell articolo, BFF pubblicherà i risultati del primo semestre.

Saranno probabilmente i numeri più importanti da quando ho acquistato il titolo.

Controllerò soprattutto:

  • la conferma dell’obiettivo di utile compreso tra 115 e 140 milioni;
  • l’evoluzione dei crediti scaduti;
  • i tempi di recupero degli interessi di mora;
  • il livello di capitale;
  • eventuali nuovi accantonamenti;
  • gli aggiornamenti sull’ispezione della Banca d’Italia;
  • le possibili operazioni strategiche e la cartolarizzazione;
  • le indicazioni sul futuro ritorno ai dividendi.

BFF potrebbe essere un titolo profondamente sottovalutato.

Il 5 agosto non avremo tutte le risposte, ma capiremo probabilmente quale delle due ipotesi si sta avvicinando di più alla realtà.

Nel frattempo non aumenterei ulteriormente la posizione. Ho già investito abbastanza da essere molto felice se le cose andranno bene e abbastanza da ricordarmene a lungo se andranno male.

Porsche Automobil Holding: da perdita importante a piccolo guadagno

Porsche Automobil Holding è ancora la posizione principale del portafoglio.

Ho 148 azioni, con un prezzo medio di carico di 28,83 euro.

Il titolo vale oggi 29,43 euro, per un controvalore complessivo di 4.355,64 euro.

Il guadagno è di 88,70 euro, pari al +2,08%.

Nell’aggiornamento di luglio la posizione perdeva più del 6%.

In poche settimane ha quindi recuperato oltre otto punti percentuali.

Non è cambiato tutto improvvisamente nel settore automobilistico europeo. Il mercato ha semplicemente ridotto una parte del pessimismo che aveva accumulato.

Come ho già spiegato, non ho acquistato direttamente Porsche AG, cioè l’azienda che produce le automobili.

Ho acquistato Porsche Automobil Holding SE, la holding controllata dalle famiglie Porsche e Piëch, che possiede partecipazioni importanti in Volkswagen e Porsche AG.

Il valore del titolo dipende quindi dal valore delle partecipazioni, dai dividendi che queste distribuiscono, dall’indebitamento della holding e dallo sconto che il mercato decide di applicare.

Al 31 marzo Porsche SE dichiarava:

  • un valore patrimoniale netto di 14,2 miliardi di euro;
  • uno sconto della holding superiore al 30 %;
  • un debito netto di circa 5,1 miliardi;
  • un risultato rettificato del primo trimestre vicino a 400 milioni di euro.

Lo sconto continua a essere interessante.

Ma continua anche a non essere denaro già disponibile sul conto.

Può chiudersi se Volkswagen e Porsche AG recuperano, se la holding riduce il debito e se il mercato torna a riconoscere valore alla struttura.

Il 7 agosto Porsche SE pubblicherà la relazione semestrale.

Silver sports car driving on curved coastal road with ocean and hills
A silver sports car navigates a winding coastal road at sunset

Guarderò soprattutto:

  • l’andamento del valore patrimoniale netto;
  • il livello del debito;
  • eventuali nuove svalutazioni sulle partecipazioni;
  • la conferma della guidance;
  • i dividendi attesi da Volkswagen e Porsche AG;
  • l’impatto della Cina, dei dazi e della debolezza del mercato automobilistico europeo.

Il dividendo di 1,51 euro per azione privilegiata approvato a giugno rimane interessante, anche se è inferiore a quello dell’esercizio precedente.

La posizione oggi è tornata verde.

Non significa che debba diventare ancora più grande.

Porsche rappresenta già un quarto del portafoglio e, insieme a BFF, decide quasi da sola se l’aggiornamento mensile sarà piacevole oppure no.

BTP 2037: la nuova obbligazione con una scadenza finalmente umana

Il BTP 0,95% con scadenza 1° marzo 2037 è l’ultimo ingresso nel portafoglio.

Ho acquistato 2.000 euro nominali a un prezzo di 73,96.

Oggi vale 74,39, per un controvalore di 1.487,80 euro.

Il guadagno iniziale è di 8,60 euro, pari al +0,58%.

La ragione dell’acquisto è stata cercare un compromesso tra rendimento e durata.

Le obbligazioni Belgio 2071, Francia 2072 e Austria 2120 possono offrire movimenti molto importanti se i tassi scendono, ma espongono anche il portafoglio a oscillazioni enormi.

Il BTP 2037 rimane sensibile ai rendimenti e allo spread italiano, ma ha una scadenza molto più vicina e comprensibile.

Il rendimento lordo a scadenza, al prezzo pagato, si trova indicativamente intorno al 4%.

La cedola annuale dello 0,95% è bassa, quindi gran parte del rendimento dipenderà dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il rimborso a 100.

È una posizione più equilibrata rispetto ai titoli ultralunghi.

Non è priva di rischio e non è liquidità. Ma almeno Allegra e Beatrice, nel 2037, avranno tredici anni e non dovranno lasciare l’obbligazione in eredità ai loro nipoti :-).

Stretto di Hormuz: il mercato festeggia una riapertura che ancora non esiste

Arriviamo alla parte più complicata dello scenario internazionale.

Oggi, 3 agosto, il petrolio è sceso violentemente.

Il Brent ha perso circa il 5%, tornando intorno agli 83-84 dollari al barile, dopo che Donald Trump ha sospeso un nuovo attacco contro l’Iran e dichiarato di voler tentare la strada dei negoziati.

Il mercato ha reagito immediatamente.

Meno possibilità di un attacco significa meno rischio per le forniture energetiche.

Meno rischio significa meno premio incorporato nel prezzo del petrolio.

Meno petrolio significa, almeno teoricamente, meno inflazione.

Il problema è che l’Iran ha negato l’esistenza di negoziati in corso con gli Stati Uniti.

Teheran ha confermato soltanto discussioni con l’Oman per creare un passaggio temporaneo più sicuro attraverso Hormuz, sostenendo che lo Stretto non possa tornare completamente operativo finché continuerà quella che definisce aggressione americana.

Quindi abbiamo una situazione abbastanza tipica degli ultimi mesi:

gli Stati Uniti dicono che stanno arrivando i negoziati;

l’Iran dice che i negoziati non esistono;

il petrolio scende come se l’accordo fosse già stato firmato;

le navi continuano a chiedersi se riusciranno a passare.

Lo Stretto non è completamente chiuso.

Ma non è nemmeno normalmente aperto.

Alcune petroliere transitano.

Altre vengono fermate, colpite o costrette a cambiare rotta.

Molte spengono i sistemi pubblici di tracciamento e viaggiano in modalità difficili da osservare.

I costi assicurativi rimangono elevati e le compagnie devono valutare ogni viaggio quasi come un’operazione militare.

Il fatto che l’Iraq stia offrendo sconti compresi tra 25 e quasi 30 dollari al barile sui carichi da ritirare all’interno di Hormuz fa capire quanto sia diventato difficile convincere gli acquirenti a prendersi il rischio del trasporto.

Il 31 luglio anche una nave per il trasporto di gas naturale liquefatto, la GasLog Shanghai, ha subito un incidente mentre usciva dallo Stretto. L’equipaggio è al sicuro e la nave risulta stabile, ma l’episodio conferma che il rischio non è soltanto teorico.

La definizione che userei oggi è quindi questa:

Hormuz è aperto sulla carta semichiuso nella pratica.

Il ribasso del petrolio del 3 agosto è una buona notizia. ma la benzina è andora a 2 euro alla pompa (per non parlare del diesel)

Perché Hormuz continua a riguardare direttamente il portafoglio

La crisi dello Stretto attraversa quasi tutte le posizioni che possiedo.

Un accordo stabile tra Stati Uniti e Iran potrebbe favorire:

  • una discesa del petrolio;
  • minori pressioni inflazionistiche;
  • tassi europei più bassi;
  • un recupero delle obbligazioni a lunga scadenza;
  • costi energetici inferiori per l’industria;
  • un miglioramento del sentiment sul settore automobilistico;
  • maggiore tranquillità per banche e mercati azionari.

In questo scenario Porsche, BFF, il certificato e le obbligazioni potrebbero beneficiare contemporaneamente della distensione.

AEFFE riceverebbe un aiuto più indiretto, attraverso minori costi e un contesto economico meno ostile, ma il suo futuro dipende ormai quasi interamente dalla ristrutturazione.

Una nuova escalation produrrebbe l’effetto opposto.

Petrolio più caro significherebbe inflazione più persistente.

Inflazione più persistente significherebbe tassi elevati più a lungo.

Tassi più alti farebbero scendere soprattutto Francia 2072, Belgio 2071 e Austria 2120.

Allo stesso tempo, energia e trasporti più costosi metterebbero pressione sul settore automobilistico e sull’economia europea.

È quindi possibile che un nuovo shock energetico colpisca insieme sia la parte azionaria sia quella obbligazionaria.

Questa è la correlazione nascosta più pericolosa. Sulla carta possiedo strumenti diversi.

Davanti a una nuova chiusura totale di Hormuz, però, potrebbero decidere tutti di scendere nello stesso momento.

Inflazione e BCE: le obbligazioni aspettavano un aiuto che non è ancora arrivato

A luglio l’inflazione dell’Eurozona è risalita al 2,9%, dal 2,8% di giugno.

Il 23 luglio la BCE ha mantenuto invariati i tassi, lasciando il tasso sui depositi al 2,25%, dopo l’aumento di 25 punti base deciso a giugno.

Questo spiega perché le mie obbligazioni a lunga scadenza non abbiano ancora trovato un vero punto di svolta.

Il mercato sperava che la crisi energetica si attenuasse rapidamente e che la BCE potesse tornare a parlare di riduzione dei tassi.

L’inflazione, invece, rimane sopra l’obiettivo del 2% e Hormuz continua a rendere instabili petrolio, gas e trasporti.

La BCE non può controllare lo Stretto può soltanto reagire agli effetti che lo Stretto produce sui prezzi europei.

Se il petrolio continuerà a scendere e i passaggi torneranno progressivamente normali, le obbligazioni potrebbero finalmente respirare.

Se il ribasso di oggi sarà soltanto una pausa diplomatica tra due attacchi, la pressione sui titoli lunghi potrebbe continuare.

In fine

In meno di un mese il Portafoglio di Allegra e Beatrice è cambiato ancora.

Ho concluso positivamente l’operazione sul VanEck Oil Services ETF.

Ho investito una parte molto importante della liquidità in BFF Bank.

Ho aggiunto un BTP con scadenza 2037.

Porsche ha recuperato completamente la perdita del mese precedente ed è tornata leggermente positiva.

Il certificato Protect è arrivato a guadagnare oltre il 19%.

Le obbligazioni ultralunghe continuano a soffrire l’incertezza su inflazione e tassi.

AEFFE ha finalmente ricevuto un’offerta vincolante, ma proprio la struttura dell’offerta rende ancora più importante capire quanto valore resterà ai vecchi azionisti.

Il portafoglio vale oggi 17.372,95 euro e perde complessivamente 279,40 euro, pari al -1,58%.

Non è un risultato straordinario. Ma considerando AEFFE a -39%, una guerra intorno alla principale rotta energetica mondiale e tre obbligazioni che scadono quando probabilmente le automobili voleranno, poteva andare peggio.

La settimana che inizia sarà particolarmente importante.

Il 5 agosto arriveranno i risultati di BFF.

Il 7 agosto quelli di Porsche.

Nello stesso giorno dovrebbe concludersi un passaggio importante nella vendita dell’immobile di AEFFE.

E nel frattempo continueremo a scoprire se la diplomazia su Hormuz è qualcosa di reale oppure soltanto una pausa tra due comunicati contrastanti.

Disclaimer

Ricordate, sono solo un papà con un computer, non un consulente finanziario.

Le informazioni contenute in questo articolo rappresentano esclusivamente le mie opinioni personali e riflettono il mio approccio agli investimenti. L’articolo non costituisce una consulenza finanziaria, un invito all’investimento o una raccomandazione a comprare o vendere strumenti finanziari.

Prima di intraprendere qualsiasi investimento è fondamentale consultare un professionista qualificato e considerare attentamente la propria situazione finanziaria, gli obiettivi e il livello di rischio tollerabile.

Le decisioni di investimento comportano il rischio di perdere, in tutto o in parte, il capitale investito.

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